Archivo mensual: enero 2010

La prima cosa che mi viene in mente

Comincio a capire a cosa si riferisca la gente quando parla di Mal d’Africa. Non è tanto la nostalgia di un posto, di un paesaggio, di un tramonto. È piuttosto la mancanza delle sue genti. È questa cartolina dipinta che ho poggiato sul mio comodino, la mia tela colorata che fa odore di acqua di fiume, è l’odore dell’ebano lavorato con cura e passione, è questo anello di bronzo che porto sul dito medio e che cercheró di portare più tempo possibile. Sono le cose che ho ricevuto e quelle che ho donato: delle maschere, due collanine, un paio di calzini, un capello, una crema…Il mio Mal d’Africa è tutta la storia che mi raccontano questi oggetti, che mi parlano dei miei giorni passati in quella terra rossa cui ogni notte danno fuoco, chissà se per regenerare o per cancellare qualcosa. Mi parlano delle vite di quella grande famiglia che abbiamo lasciato li, dei loro sorrisi secchi e spontanei, delle difficoltà, delle cose che mancano e di quelle che non sono necessarie, di quanto siamo nudi e piccoli noi , e grandi e ricchi loro, di noi e l’altro, di questo primo mondo e del terzo mondo…degli abbracci, i mille abbracci a volte rotti da singhiozzi e lacrime. Gli addii scambiati fra persone che devono attraversare tante barriere emotive e sociali per potersi ricongiungere, un mare intero di differenze che a volte non si possono spiegare, e a volte non si riescono più a capire.


Seguir

Recibe cada nueva publicación en tu buzón de correo electrónico.